Un nuovo antivirale potrebbe prevenire e curare il nuovo coronavirus

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L’infezione del nuovo coronavirus avanza in Italia e in tutto il mondo. Il nuovo coronavirus è responsabile della malattia chiamata covid -19. Colpisce le vie respiratorie superiori  ed inferiori. In alcuni pazienti può causare una polmonite ad andamento grave, soprattutto nelle categorie più deboli. Spesso in questi casi è necessario il ricovero in terapia intensiva.

Le categorie deboli sono:

  • anziani, soprattutto affetti da varie patologie correlate con l’età
  • adulti con malattie croniche del cuore, dei polmoni, del rene e del fegato
  • persone affette da tumori, che seguono terapie che riducono il funzionamento del sistema immunitario

Un nuovo farmaco

E’ stato individuato un nuovo promettente farmaco che potrebbe essere efficace contro il nuovo coronavirus. Si chiama remdesivir. E’ un antivirale di nuova generazione ancora in fase sperimentale. Si è dimostrato molto efficace contro il coronavirus responsabile della sindrome respiratoria del Medio Oriente.

La ricerca 

In uno studio pubblicato il 13 febbraio 2020 questo nuovo antivirale ha funzionato con una duplice azione. E’ in grado di prevenire la malattia quando somministrato prima dell’infezione. Se somministrato dopo l’infezione ha migliorato notevolmente l’evoluzione della malattia. Il nuovo antivirale è stato testato sui macachi rhesus

Lo studio è pubblicato sulla  prestigiosa rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences”. lo trovate cliccando sul titolo della pubblicazione:

Prophylactic and therapeutic remdesivir (GS-5734) treatment in the rhesus macaque model of MERS-CoV infection

La ricerca è stata eseguita  presso i Rocky Mountain Laboratories della NIAID ad Hamilton, nel Montana.

Nello specifico il lavoro ha coinvolto tre gruppi di animali:

  • il primo gruppo trattato con remdesivir 24 ore prima dell’infezione con il coronavirus responsabile della sindrome respiratoria del Medio Oriente
  • un secondo gruppo trattato 12 ore dopo l’infezione. Le 12 ore corrispondono al momento di massima replicazione del virus in questi animali
  • il terzo gruppo di scimmie infettate ma non trattate ne prima dell’infezione ne dopo

I risultati

Gli animali del terzo gruppo, quelli non trattati con remdesivir, hanno sviluppato la sindrome respiratoria del Medio Oriente. Con forme di varia gravità. Alcune con insufficienza respiratoria grave.

Le scimmie trattate prima dell’infezione hanno presentato una risposata ottima:

  • nessun segno di malattia respiratoria
  • livelli significativamente più bassi di replicazione del virus nei polmoni rispetto agli animali di controllo 
  • nessun danno polmonare

Gli animali trattati dopo l’infezione sono risultati significativamente migliori rispetto alle scimmie non trattate. La malattia è decorsa in maniera meno grave in tutti gli animali. I loro polmoni avevano livelli di virus più bassi rispetto agli animali di controllo e il danno ai polmoni era meno grave.

Grande precauzione

E’ ovvio che questa ricerca è molto importante. Va però presa con grandissima precauzione.

Prima di tutti si tratta di scimmie e non di uomini.

Secondo fattore di cautela è legato al coronavirus testato nello studio. Infatti il coronavirus responsabile della sindrome respiratoria del Medio Oriente è molto simile dal punto di vista genetico al nuovo coronavirus responsabile della malattia covid19. Ma non è lo stesso virus.

E’ però importante perchè la ricerca scientifica si dimostra lo strumento fondamentale per individuare cure anche per le nuove malattie che colpiscono l’uomoAvremo a disposizione uno o più farmaci molto attivi sul nuovo coronavirus. Ci vuole del tempo ma la strada è quella giusta. Quella di una rigorosa ricerca scientifica a larga scala.

Protocolli sull’uomo

Sono attivi diversi studi su uomini affetti dal nuovo coronavirus in tutto il mondo.

L’Italia partecipa a due studi di fase 3 promossi da Gilead Sciences per valutare l’efficacia e la sicurezza della molecola sperimentale Remdesivir negli adulti ricoverati con diagnosi di COVID-19.

Gli studi saranno inizialmente condotti presso l’Ospedale Sacco di Milano, il Policlinico di Pavia, l’Azienda Ospedaliera di Padova, l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma e l’Istituto Nazionale di Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani.

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