Glaucoma il ladro della vista va scoperto subito

Glaucoma: il ladro della vista che va scoperto subito

Condividi su pinterest
Pinterest
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su whatsapp
WhatsApp

Il glaucoma è una malattia dell’occhio molto diffusa. In Italia ne soffre circa un milione di persone. Il problema è che una persona su due ancora non lo sa. Infatti per molto tempo non da sintomi e non ci si accorge di esserne affetti. Il glaucoma è un ladro silenzioso della vista.

Colpisce principalmente le persone di oltre 40 anni e aumenta progressivamente con l’avanzare dell’età. Se non riconosciuto e tratto può danneggiare irreparabilmente il campo visivo, facendolo restringere sino alla cecità. Per questo bisognerebbe sottoporsi a controlli oculistici che, a partire dai 40 anni, comprendano anche la misurazione della pressione oculare.

Come si forma il glaucoma

Il più delle volte la patologia è associata ad una pressione oculare troppo alta che danneggia il nervo ottico, ma in un terzo dei casi si presenta in pazienti con pressione oculare normale.
Anche se l’incremento della pressione oculare rimane il più importante fattore di rischio del glaucoma, le più recenti ricerche hanno dimostrato che questa malattia ha una origine neuronale. E’ una malattia cronica degenerativa delle cellule nervose della retina.

Queste vanno incontro ad un invecchiamento precoce caratterizzato da stress ossidativo, la neuroinfiammazione e la disfunzione dei mitocondri. Insomma, bisogna iniziare a pensare al glaucoma come a una malattia neurologica così come l’Alzheimer e il Parkinson. Sono tutte malattie neurodegenerative nelle quali neuroni localizzati in sedi diverse iniziano a invecchiare precocemente, morendo progressivamente. Nella malattia di Alzheimer il processo inizia nell’ippocampo, nella malattia di Parkinson nella cosiddetta substantia nigra, ed infine nel glaucoma nelle cellule gangliari della retina.

Aumento della pressione oculare

Non si conoscono ancora le cause precise che portano ad un aumento della pressione oculare. In condizioni normali all’interno dell’occhio è presente un liquido (umore acqueo) che viene continuamente prodotto e riassorbito. Pertanto, l’occhio si può paragonare a un piccolo serbatoio con un rubinetto e una via di deflusso sempre aperti.

Se quest’ultimo è però ostruito si avrà un aumento di pressione all’interno del serbatoio ovvero una maggiore pressione intraoculare. Se la pressione è troppo elevata a lungo andare il bulbo oculare si danneggia a livello della testa del nervo ottico (che si trova nella zona centrale della retina). Dato che si tratta di danni irreversibili, è fondamentale evitarli mediante un’opportuna terapia.

Come si produce il danno alla vista

Noi percepiamo un oggetto che fissiamo insieme a tutto ciò che lo circonda: l’area complessivamente percepita costituisce il campo visivo. L’immagine viene trasmessa dalla retina al cervello tramite il nervo ottico, che si può paragonare a un cavo elettrico contenente milioni di fili. Ciascuno di essi trasporta le immagini relative a una parte del campo visivo. Le traduzioni di questi segnali bioelettrici vanno a costituire l’immagine nella sua interezza.

Tuttavia, l’aumento della pressione danneggia irreparabilmente i neuroni che trasportano il segnale bioelettrico. Dunque è come se si logorassero. Inizialmente il danno colpisce i “fili” che trasportano le immagini relative alla periferia del campo visivo. Chi è malato continua a vedere l’oggetto che fissa. Non si accorge però che l’area visiva periferica si sta riducendo progressivamente (con perdita della visione laterale).

Da ultimo vengono lesi anche i “fili” che provengono da quella zona della retina con cui si fissano gli oggetti (macula). Se il glaucoma non viene trattato con successo, si riduce l’acuità visiva fino alla cecità completa (danno del fascio di fibre nervose papillo-maculari).

I sintomi del glaucoma

Come abbiamo già accennato nella maggior parte dei casi, il glaucoma è asintomatico. Tanto che i pazienti non si accorgono di nulla.

Nelle fasi avanzate possono essere presenti:

Spesso però quando il paziente si accorge di vedere male la malattia è talmente avanzata che la disabilità visiva è praticamente inevitabile.

Le persone affette da questa patologia perdono autonomia e autosufficienza, accorgendosi di non essere più in grado di fare cose semplici, come per esempio attraversare la strada da soli. I malati di glaucoma, inoltre, tendono alla depressione nell’11% dei casi, a causa delle conseguenze che la malattia ha sulla loro vita sociale. E il 45% è soggetto a cadute, anche gravi, che possono determinare infortuni.

Tra i fattori di rischio per lo sviluppo di glaucoma ricordiamo:

  • Familiarita’
  • Ipertensione oculare
  • Diabete
  • Miopia
  • Terapie con cortisone
  • Vasculopatie

Le diverse forme di glaucoma

Cronico ad angolo aperto: è la forma più frequente di glaucoma (circa l’80% dei casi). Si verifica in seguito a un ostacolo che incontra l’umor acqueo nel defluire (in particolare attraverso il trabecolato sclerocorneale, una minigrondaia circolare che si trova sopra l’iride o, più precisamente, nell’angolo irido-corneale). Si sviluppa lentamente e in genere non dà sintomi.

Congenito: in questa forma della patologia oculare il sistema di drenaggio è “cattivo” sin dalla nascita. Per questo motivo si verifica un aumento di pressione intraoculare. Il bambino presenta fastidio alla luce (fotofobia) e lacrimazione eccessiva. L’aumento pressorio può causare un aumento delle dimensioni dell’occhio (nei piccoli le pareti oculari sono meno resistenti) e la cornea può divenire opaca. Ogni sintomo sospetto deve indurre i genitori ad andare dall’oculista per effettuare una visita di controllo. Questo tipo di glaucoma è però raro: colpisce un neonato ogni diecimila.

Secondario: in questa forma delle patologia l’ostacolo al deflusso è un effetto secondario di alcune malattie (fra cui il diabete e le trombosi retiniche), dell’uso di alcuni farmaci, passando per emorragie, tumori e stati infiammatori.

Glaucoma acuto ad angolo chiuso

Si verifica quando l’iride chiude improvvisamente lo “scarico” (occlusione dell’angolo irido-corneale), causando un rapido aumento della pressione intraoculare nel caso della forma detta ad “angolo stretto” (che colpisce circa il 10% dei pazienti affetti da glaucoma, nel 70% dei casi di sesso femminile).

Quest’improvviso incremento pressorio, chiamato attacco acuto di glaucoma, è molto grave. Se non curato tempestivamente può portare a cecità in breve tempo. Infatti, è come se si chiudesse di colpo il tubo di scarico di un serbatoio, bloccandone improvvisamente il deflusso. I sintomi principali sono l’offuscamento della vista, la comparsa di aloni anomali attorno alle luci, dolore oculare violento, nausea e vomito. In questi casi, recandosi tempestivamente al pronto soccorso oculistico o andando subito dal proprio oculista, potrebbe essere somministrato/prescritto anche un diuretico che contribuisce a ridurre la pressione oculare.

Prevenzione e diagnosi

Per evitare le gravi conseguenze della malattia è necessario fare la diagnosi quando non sono ancora presenti sintomi. Fondamentale sono quindi visite oculistiche accurate da mettere in programma periodicamente dai 40 anni.

L’unico modo per effettuare una diagnosi precoce di glaucoma è sottoporsi a una visita oculistica completa. Nel corso della visita i parametri che devono essere controllati sono essenzialmente:

  • La pressione dell’occhio (pressione intraoculare) che può essere valutata con tonometro.
  • L’aspetto del nervo ottico che grazie all’oftalmoscopio può essere osservato direttamente dallo specialista. Nel caso del glaucoma si evidenzia un aumento della cosiddetta escavazione papillare.
  • Il campo visivo (esame: perimetria computerizzata) la sensibilità delle diverse zone della retina. Permette d’identificare precocemente i danni e di valutare l’efficacia della terapia molto bene.
  • Valutazione del disco ottico. Grazie allo sviluppo tecnologico sono stati introdotti nella pratica clinica nuovi metodi di valutazione del disco ottico, come il CSLO (Confocal laser ophthalmoscopy ossia oftalmoscopia laser confocale), l’SLP (Scanning laser polarimetry ossia la polarimetria a scansione laser) e l’OCT (Optical Coherence Tomography ovvero la tomografia a coerenza ottica). Si tratta di esami strumentali semplici da effettuare (non invasivi) che consentono lo studio dettagliato della papilla ottica e, soprattutto, la misurazione dello spessore delle fibre nervose attorno ad essa, il cui assottigliamento è dovuto alla perdita di cellule retiniche (in particolare di quelle dette ganglionari e dei loro assoni). Ovviamente le informazioni ottenute da questi strumenti d’imaging dovrebbero essere considerate complementari alle altre valutazioni cliniche. La diagnosi di glaucoma, infatti, non può essere esclusivamente basata sull’uso di queste tecniche. Inoltre è stato ipotizzato persino che si possa verificare una neurodegenerazione neuronale più ampia.

Terapia

La terapia è efficace quando la malattia è nelle fasi iniziali. Si basa sull’utilizzo di colliri che hanno lo scopo di ridurre la pressione dell’occhio. L’aver compreso che il glaucoma è una malattia neurodegenerativa ha delle ripercussioni anche sul modo in cui va curato. Infatti si possono usare anche colliri che hanno un’azione neuroprotettiva. In molti casi è necessario ricorrere alla terapia laser o all’iridectomia.

Se clicchi sulle frasi sottolineate si apre un link

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Contattaci

Telefono

Email

Torna su