Vene varicose: malattia molto fastidiosa

Le vene varicose sono un problema che può alterare molto la qualità di vita di una persona.

Sono estremamente frequenti con il passare dell’età e nelle donne.

Sono vene gonfie e dilatate che appaiono solitamente di colore bluastro o viola scuro. Possono essere grumose, sporgenti o contorte.

E’ molto più corretto parlare di vene varicose come manifestazione della malattia venosa cronica.

Le vene varicose degli arti inferiori costituiscono in assoluto una delle manifestazioni cliniche più frequenti dell’uomo.

La prima pubblicazione sulle vene risale al 1550 a.c. Si tratta del papiro di Ebers sul quale venivano raffigurate delle “tortuosità serpiginose” considerate ad altissimo rischio emorragico.

La prima illustrazione di una vena varicosa risale al IV secolo a.C. in una tavola votiva ritrovata ai piedi dell’Acropoli di Atene. Essa ritrae la faccia mediale di una gamba con una lunga tumefazione serpiginosa.

L’inizio della chirurgia delle vene varicose si deve fa risalire a Galeno (130-200 d.C.). La prima descrizione delle valvole risale al 1547 con la descrizione di pieghe valvolari nella vena azygos.

Nel 1793 si descrive per la prima volta l’ostruzione della vena cava inferiore e si afferma che una riduzione del flusso porta alla trombosi.

Come circola il sangue nel corpo

Per capire che cosa provoca lo sviluppo delle vene varicose è in primo luogo utile comprendere come il sangue circola nel corpo.

Il sistema della circolazione del sangue è costituito da arterie e vene. Le arterie trasportano il sangue ossigenato dal cuore agli organi e tessuti nel corpo. Le vene trasportano il sangue utilizzato di nuovo al cuore.

Al fine di riportare indietro il sangue, le vene devono lavorare contro la gravità. Ciò rende questo lavoro più difficile soprattutto a livello degli arti inferiori. Il sangue per tornare dal piede al cuore deve vincere una forza di gravità maggiore rispetto al sangue che deve tornare al cuore dalla mano.

Questo spiega perché le vene varicose si formino soprattutto alle gambe.

Negli arti inferiori vi sono vene superficiali e vene profonde. Le principali vene profonde sono: tibiale, poplitea e femorale.

Le principali vene superficiali sono: la vena safena principale o grande e la vene safena piccola.

I due sistemi sono collegati della cosiddette vene perforanti. Il sangue dai tessuti arriva alle vene superficiali, quindi attraverso le vene perforanti, alle vene profonde e torna al cuore.

Qui entra in gioco la pompa muscolare periferica. Cioè la contrazione dei muscoli della gamba. In special modo la contrazione dei muscoli del polpaccio.

I muscoli della gamba si contraggono, contribuendo a pompare il sangue verso il cuore. Questo avviene durante l’esercizio fisico. Mentre si cammina per esempio. I muscoli del polpaccio si contraggono e spingono il sangue dalle vene superficiali alle profonde e quindi al cuore.

Perchè questo flusso di sangue venoso contro gravità avvenga con successo sono necessarie le valvole venose. Sono valvole unidirezionali, posizionate lungo il decorso delle vene. Si aprono per consentire il passaggio del sangue e si chiudono per evitare che scorra all’indietro.

La malattia venosa cronica

Per vari motivi si può verificare un parziale o un completo mal funzionamento delle valvole venose. Possono essere colpite molte vene, oppure un numero minore di vene.

Se le valvole non funzionano correttamente il flusso di sangue tende a non progredire verso il cuore ma a ristagnare oppure addirittura tornare indietro. Il sangue che ristagna provoca con il passare del tempo vene varicose.

Cioè vene che si gonfiano e si allargano, assumendo un andamento tortuoso. Le vene varicose, quindi, si sviluppano quando le valvole all’interno delle vene smettono di funzionare correttamente.

In questo caso si parla di insufficienza venosa o malattia venosa cronica. Il cui effetto sono le vene varicose.

Le caratteristiche di rigonfiamenti, dilatazione, allungamento, degenerazione parietale, possono sono comuni all’intero sistema circolatorio venoso. Compresa l’insufficienza di vene profonde e di vene perforanti.

Il fenomeno interessa tutte le vene di un territorio come gli arti inferiori e non assicura un adeguato ritorno venoso del sangue al cuore.

Il sangue che ristagna provoca una sofferenza della parete dei vasi e una tendenza alla formazione di fibrina sulla parete stessa. Da qui si possono verificare alterazioni della normale coagulazione del sangue.

Con possibile formazione di trombi. Questi bloccano la circolazione venosa accentuando la sintomatologia e favorendo lo sviluppo di complicanze.

Classificazione

E’ ormai da oltre 15 anni riconosciuta internazionalmente quale classificazione della malattia venosa cronica la classificazione indicata in dall’acroniomo CEAP, Cioè: Clinica, Eziologia, Anatomia, fisioPatologica.

C sta per segni clinici


  • classe 0: assenza di segni clinici visibili o palpabili di malattia venosa
  • classe 1: presenza di teleangiectasie o vene reticolari
  • classe 2: presenza di vene varicose
  • classe 3: presenza di edema
  • classe 4: alterazioni cutanee o del tessuto cellulare sottocutaneo legate a malattia venosa cronica. Questa classe si suddivide in C4 a (pigmentazione e/o eczema venoso) ed in C4 b (ipodermite sclerotica e/o atrofia bianca).
  • classe 5: come classe 4 con ulcere cicatrizzate
  • classe 6: come classe 4 con ulcere in fase attiva

E sta per eziologia, cioè causa


  • Ec = congenita (dalla nascita)
  • Ep = primitiva (da causa non identificabile)
  • Es = secondaria (post-trombotica, post-traumatica, altre)

La forma di gran lunga principale è la presenza di malattia venosa periferica e quindi di vene varicosa primitiva o idiopatica. Le vene varicose secondarie sono dovute alla presenza di un’altra malattia come la formazione di un trmbo venoso che a sua volta porta all’insufficienza venosa e alla formazione di vene varicose.

A sta per topografia


  • As = vene superficiali. Va inoltre specificato se la patologia consiste in teleangectasie e vene reticolari (1), se riguarda la vena grande safena al di sopra del ginocchio (2), la vena grande safena al di sotto del ginocchio (3), la vena piccola safena (4) o se è extrasafenica (5)
  • Ad = vene profonde. Anche in questo caso va specificato il territorio: vena cava inferiore, vena iliaca comune, vena iliaca interna, vena iliaca esterna, vene pelviche, vena femorale comune, vena femorale profonda, vena femorale superficiale, vena poplitea, vene di gamba (tibiali anteriori, posteriori ed interossee), vene muscolari del muscolo gastrocnemio, del soleo, altre
  • Ap = vene perforanti, che possono essere di coscia o di polpaccio.
  • An: nessuna lesione anatomica riportata

P sta per fisiopatologia


  • Pr = vene con reflusso
  • Po = vene con ostruzione al circolo
  • Pr+o = vene sia con ostruzione e reflusso

Sintomi

I sintomi che si formano progressivamente, nel corso degli anni in chi soffre di malattia venosa cronica sono teleangiectasie o vene reticolari, vene varicose visibili, edema (gambe gonfie).

Compaiono gambe doloranti e pesanti, piedi e caviglie gonfi prima dopo una giornata di lavoro poi durante quasi tutta la giornata.

Ci può essere bruciore o crampi alle gambe, che si attenuano in posizione supina. Prurito e formicolii sopra la vena interessata.

Si possono avere quindi pigmentazione della cute, eczema, ipodermite, atrofia bianca, fino alle ulcere cicatrizzate quindi ulcere in fase attiva.

La guarigione delle ulcere può essere ritardata od ostacolata da vari fattori di rischio. Tendono a guarire in tempi lunghi e spesso a riformarsi con grande facilità.

Quanto sono comuni le vene varicose

La  malattia venosa cronica costituisce una condizione assai rilevante sia dal punto di vista epidemiologico sia per le importanti ripercussioni socio-economiche che ne derivano.

La prevalenza attuale di questa condizione a carico degli arti inferiori è del 10-50% nella popolazione adulta maschile e del 50-55% in quella femminile. La malattia varicosa è presente, clinicamente manifesta, nel 10-33% delle donne e nel 10-20% dei maschi adulti.

Le varici venose sono rare nei bambini e negli adolescenti. Tuttavia bambini con familiarità positiva per varici possono sviluppare vene varicose ed incontinenti già nell’adolescenza.

La malattia venosa cronica colpisce prevalentemente il sesso femminile fino alla quinta-sesta decade. Successivamente non si notano significative differenza fra i sessi.

Nella donna fattori di rischio particolarmente importanti sono la gravidanza e i parti.

Fattori di rischio

Ci sono alcuni fattori di rischio che possono aumentare la probabilità di sviluppare malattia venosa cronica e vene varicose.

Tra questi ricordiamo:


  • Il genere
  • La familiarità
  • L’età e l’invecchiamento
  • Il peso
  • Il tipo di lavoro

Il genere. Le donne hanno maggiori probabilità di essere affette da varici rispetto agli uomini. La ricerca suggerisce che ciò potrebbe avvenire perché gli ormoni femminili tendono a rilassare le pareti delle vene. Rendendo le valvole più soggette a perdite.

Inoltre come già accennato le donna hanno nella gravidanza e nel parto altri fattori di rischio importanti.

Quando una donna è incinta, la quantità di sangue nel suo corpo aumenta per contribuire a sostenere lo sviluppo del bambino. Ciò fa sforzare maggiormente il sistema circolatorio. Inoltre l’aumento dei livelli ormonali durante la gravidanza causa il rilassamento delle pareti muscolari dei vasi sanguigni. Entrambi questi fattori possono aumentare il rischio di sviluppare vene varicose.

La familiarità. Il rischio di sviluppo di vene varicose è maggiore se un parente stretto è affetto da questo disturbo.
L’età e l’invecchiamento. Con l’avanzare dell’età le vene cominciano a perdere la loro elasticità e le valvole al loro interno smettono piano piano di lavorare.

Il peso. Essere molto in sovrappeso mette ulteriore pressione nelle vene, il che significa che devono lavorare di più per inviare il sangue al cuore. Ciò può aumentare la pressione sulle valvole, rendendole più a rischio di perdite.

Il tipo di lavoro. Alcune ricerche suggeriscono che i lavori che richiedono di rimanere lunghi periodi in piedi possono aumentare il rischio di vene varicose. Questo perché il sangue non scorre con la stessa facilità quando si è in piedi per lunghi periodi di tempo.

La diagnosi

Se si è affetti da vene varicose che non causano alcun disagio, potrebbe non essere necessario visitare il proprio medico generico.

Tuttavia, si dovrebbe chiedere consiglio ad uno specialista se:


  • le vene varicose causano dolore o disagio
  • la pelle sopra le vene è dolorante e irritata
  • il dolore alle gambe causa irritazione e disturbi del sonno

Le vene varicose sono diagnosticate in base al loro aspetto. Il medico esaminerà le gambe mentre si sta in piedi per verificare eventuali segni di rigonfiamento. Il medico verificherà anche eventuali fattori di rischio.

Se il medico lo ritiene necessario, può fare riferimento ad uno specialista vascolare (un medico specializzato nelle vene).

Dopo aver esaminato le vene, lo specialista deciderà se saranno necessarie ulteriori indagini, come l’ecocolordoppler. Ovvero un esame non invasivo che rende possibile la visualizzazione dei principali vasi sanguigni e il flusso ematico al loro interno.

La metodologia ecocolordoppler rappresenta attualmente il mezzo più utile e affidabile per lo studio del sistema venoso degli arti inferiori. Essa raggiunge una sensibilità e un’accuratezza prossime al 100% in tutte le condizioni patologiche sia acute che croniche.

Complicanze

Le vene varicose possono presentare alcune complicazioni:

Emorragia. Le vene varicose che si formano in prossimità della superficie della pelle possono sanguinare se la gamba subisce un taglio o un trauma. Il sanguinamento può essere difficile da fermare. Occorre sdraiarsi, sollevare la gamba e applicare pressione direttamente sulla ferita. Consultare immediatamente un medico se questo non ferma l’emorragia.

Eczema varicoso. L’eczema varicoso è una condizione che colpisce la pelle facendola diventare rossa e squamosa. Si possono anche sviluppare vesciche e croste.

Lipodermatosclerosi. La lipodermatosclerosi fa diventare la pelle incallita, tesa e di un colore rosso o marrone. La condizione di solito colpisce la zona del polpaccio.

Ulcere venose. Un’ulcera venosa si sviluppa quando c’è un aumento della pressione nelle vene nella zona inferiore della gamba. Questo fa sì che un liquido fuoriesca dalla vena e si raccolga sotto la pelle. Il liquido può portare la pelle ad addensarsi, gonfiarsi e rompersi formando un’ulcera. Le ulcere venose si formano più comunemente nella zona della caviglia.

Tromboflebite. La tromboflebite è la formazione di un trombo in una delle vene della gamba .  La sintomatologia è caratterizzata da un senso di pesantezza accompagnato a bruciore e dolore che viene esacerbato dalla palpazione. Può essere presente febbre. Esternamente si può notare la presenza di una zona arrossata intorno al decorso della vena interessata. Con indurimento del tessuto circostante.

Terapia

La malattia varicosa è una patologia assolutamente benigna. Anche se con il tempo si va incontro ad un peggioramento della qualità di vita. Per il suo carattere evolutivo e per l’insorgenza di complicanze.

La terapia medica ha lo scopo di attenuare i sintomi. La terapia chirurgica ha l’obiettivo di eliminare i punti di reflusso venoso alla base della sintomatologia.

Va sottolineato però, che neppure la terapia chirurgica, nelle varici primitive, ha la possibilità di eliminare le i fattori di rischio. Può solo modificare l’evoluzione della malattia o prevenirne le complicanze.

E’ importante che il paziente adotti uno stile di vita corretto e cerchi di eliminare i fattori di rischio per la sua malattia. Prima di passare alla soluzione chirurgica, è possibile adottare una serie di presidi che possono alleviare molto la sintomatologia. 

Stile di vita

Se si hanno le vene varicose ci sono alcuni accorgimenti che possono aiutare ad alleviare dolore o disagio e probabilmente anche la progressione della malattia venosa cronica.

Muoversi. Camminare attiva la pompa muscolare che spinge il sangue dalle vene periferiche verso il cuore. Evitare di stare fermi, in piedi o seduti, per molto tempo sia al lavoro sia durante le occupazioni domestiche. Ogni occasione può esser buona per camminare un pò. un’ottima abitudine, per esempio, è quella di fare le scale anziché prendere l’ascensore.

Può essere utile aiutarsi con un semplice esercizio quando si sta fermi a lungo. Sollevarsi ritmicamente sulle punte dei piedi, facendo lavorare le caviglie.

Se vi sono le condizione adeguate praticare regolarmente attività fisica è importante. Scegliendo sport come nuoto, bicicletta, cyclette, corsa moderata, nordic walking, che senza costringere a sforzi eccessivi e prolungati, tonificano in modo armonico i muscoli delle gambe.

Tenere sollevate le gambe. E’ consigliabile dormire con i piedi più in alto del cuore. Per favorire il ritorno venoso bastano pochi centimetri. Un cuscino sotto il materasso è più che sufficiente. Se il letto è matrimoniale niente problema: la prevenzione farà bene anche al coniuge.

Temperatura e dieta

Effetto delle temperature. Sono noti gli effetti benefici del freddo su segni e sintomi della malattia venosa cronica. Può essere di aiuto effettuare la sera massaggi con acqua fredda (non gelata). Dal piede, si risale lungo la gamba con il getto della doccia, prima sul lato esterno e poi su quello interno, restando circa dieci secondi su ogni gamba.

Attenzione al caldo. E’ uno dei principali nemici delle vene perché le dilata. Per questo la doccia è senz’altro più indicata del bagno. In ogni caso è sconsigliato l’uso di acqua molto calda.

In vacanza al mare è assolutamente sconsigliato rimanere tutto il giorno immobili a prendere il sole. Mentre ci si può esporre senza problemi per periodi più brevi bagnando spesso le gambe con acqua fresca.

Un ottimo esercizio, assai benefico per gambe e circolazione, è camminare a piedi nudi sulla sabbia o nell’acqua.

Preferire la montagna, per il clima fresco e secco e la possibilità di effettuare frequenti passeggiate. Giova in modo particolare alla circolazione e alle vene.

Meglio evitare di indossare scarpe e indumenti stretti che ostacolano la circolazione. I tacchi non devono superare i 4 cm. Le suole non devono essere rigide, ma flessibili.

Utile inoltre nutrirsi in modo sano e leggero, evitando gli eccessi di ogni genere, in particolare di zuccheri e grassi. Via libera invece agli alimenti ricchi di fibre, come i cereali, la frutta, la verdura, i legumi secchi, che aiutano anche l’attività intestinale. Va adottata una dieta ricca di fibre e liquidi e combattere la stipsi.

La lotta all’obesità deve essere intesa non solo per gli aspetti derivanti dal sovrappeso ma anche quale fattore indipendente di trombosi.

Protocolli di training fisico

In genere consistono di due momenti: la ginnastica ventilatoria toraco-diaframmatica e esercizi di tipo muscolare isotonico. Per questi si potenziano gli effetti se eseguiti indossando bendaggi o tutori elastici.

Tali esercizi garantiscono il drenaggio venoso dal distretto superficiale a quello profondo. L’assunzione di un miglior tono muscolare che mantenga il drenaggio venoso in modo permanente.

Gli esercizi fisici adatti alla riabilitazione vascolare venosa prevedono l’attività dei muscoli anteriori e posteriori di coscia e gamba. Al fine di attivare una sorta di pompa degli arti inferiori. Per garantire una spremitura continua del circolo venoso superficiale in quello profondo e una progressione del flusso venoso verso il cuore.

Termalismo

L’azione benefica dell’acqua sulla stasi venosa e linfatica degli arti è ben nota. Nelle sue varie forme necessita però di precise indicazioni e posologie terapeutiche.

La terapia termale può essere effettuata in qualsiasi momento dell’anno.

Se possibile, sarebbe indicato compiere due cicli all’anno di crenoterapia. Preferibilmente in autunno e primavera, comunque con un intervallo tra di essi di almeno tre mesi.

Perché il trattamento esplichi le sue potenzialità terapeutiche, ogni ciclo di terapia dovrebbe durare almeno tre settimane. Non è consigliabile un periodo inferiore alle due settimane.

Acque termali indicate per le vene varicose:


  • Salsobromoiodiche: azione disimbibente sui tessuti edematosi
  • Sulfuree: azione antiinfiammatoria
  • Arsenicali ferruginose: azione tonica, stimolante ed antistress
  • Solfato calciche: stimolano la contrattilità venosa
  • Carboniche: azione tonificante

Terapia farmacologica

I farmaci che possono essere utilizzati si dividono in non venoattivi e venoattivi.

Abbiamo visto che la malattia venosa cronica e le conseguenti vene varicose sono nella stragrande maggioranza dei casi primitive. Legate ad un progressivo danneggiamento della parete delle vene. Questo indebolimento pare essere dovuto ad una progressiva infiammazione della parete delle vene e all’azione dei radicali liberi che producono uno stress ossidativo.

Per contrastare questi processi sono stati messi a punto diversi farmaci venoattivi. I principali costituenti di questi farmaci sono i polifenoli, soprattutto flavonoidi.

I farmaci venoattivi migliorano il tono venoso, riducono la permeabilità capillare e venulare, inibiscono l’adesione dei granulociti neutrofili. In questo modo essi determinano una diminuzione del passaggio del siero negli spazi interstiziali, migliorano la circolazione venosa, ostacolano la formazione di trombi, riducono la reazione infiammatoria locale.

Come conseguenza di questi effetti si ha una riduzione dello stato di edema a carico degli arti inferiori con miglioramento della sintomatologia.

I farmaci nonvenoattivi sono particolarmente utilizzati nelle forme più severe e sono costituiti soprattutto da agenti anticiagulanti e che sciolgono la tendenza alla formazione di fibrina che porta poi alla trombosi.

Comprendono i glicosamminoglicani, la pentossifillina e il defribrotide.

Terapia elastocompressiva

Per terapia compressiva s’intende l’applicazione di una compressione esterna su di un arto per mezzo di materiali di diversa natura al fine di prevenire e curare la malattia venosa cronica.

Le calze elastiche a compressione graduata possono essere efficaci nel controllo sintomatico ma non curano la patologia sottostante. La compressione esterna può ridurre il diametro della vena e diminuire il reflusso ematico nei segmenti venosi insufficienti. Posono portare ad una riduzione del dolore, dell’edema e dei crampi.

Possono essere utilizzate bende o calze elastiche a compressione graduata. L’uso della benda è limitato a situazioni particolari come nei pazienti obesi o con insufficienza linfatica.

Le calze elastiche, di tipo preventivo o terapeutico, vengono fabbricate di diversa lunghezza ed a diverso grado di compressione. Quest’ultima è maggiore a livello di caviglia e decresce in senso craniale.

Quando la compressione esercitata alla caviglia è al di sotto dei 18 mmHg, la calza viene definita “preventiva” o “riposante”. La sua efficacia è controversa, così come quella dei tutori elastici.

Quando la compressione esercitata alla caviglia supera i 18 mmHg, il tutore è detto “terapeutico”. Esso esercita sull’arto inferiore una compressione definita,che è il 100% alla caviglia, il 70% al polpaccio e il 40% alla coscia.

Scleroterapia

La metodica consiste in una sclerosi della vena determinata da una sostanza che viene iniettata direttamente all’interno del vaso. Si provoca cioè un indurimento cicatriziale dal vaso interessato.

Le principali indicazioni sono la riduzione dei sintomi soggettivi ed un miglioramento estetico. Possono essere trattati capillari e piccole vene.

Laser terapia

Una metodica alternativa che può essere utilizzata per il trattamento delle teleangectasie (diametro fino a 2 mm) è rappresentata dal laser. Il trattamento non è doloroso e può essere effettuato con un’anestesia topica mediante l’uso di una crema anestetica.

Terapia chirurgica

Il trattamento chirurgico ha lo scopo di eliminare le vene varicose presenti nel momento in cui si interviene. Che sono alla base delle manifestazioni cliniche.

Prima di porre indicazione all’intervento e di scegliere la tecnica più adatta è importante effettuare una valutazione preoperatoria molto meticolosa. Lo scopo è uno studio approfondito non solo delle vene superficiali ma anche delle vene perforanti e del circolo venoso profondo.

Lo studio eco-color-Doppler permette di avere tutte le informazioni che servono a questo scopo. Consente di eseguire quello che viene definito il “mappaggio preoperatorio” delle vene insufficienti da eliminare.

Il trattamento chirurgico dell’insufficienza venosa cronica superficiale può essere eseguito con diverse tecniche che vengono schematicamente suddivise in tecniche di chirurgia tradizionale e di chirurgia endovascolare.

Cosa abbiamo imparato

Le vene varicose sono la manifestazione della malattia venosa cronica. Si formano soprattutto agli arti inferiori dove il sangua per tornare al cuore deve fare uno sforzo contro gravità importante. Sono legate ad un indebolimento della parete delle vene.

Ad una progressiva riduzione dell’efficienza della valvole venose che impediscono il ristagno di sangue e il suo ritorno verso il basso. Si formano con gradualità e possono alterare molto la qualità di vita di una persona. Portano a molte complicanze fastidiose.

Si può intervenire modificando lo stile di vita e con una adeguata terapia farmacologica Questo può bloccare la progressione della malattia. In seconda battuta vi sono varie metodiche chirurgiche per eliminare le vene colpite dal disturbo.

Per poter tornare ad una buona qualità di vità.


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