Prima infanzia ipoteca il futuro della salute

Prima infanzia: ipoteca il futuro della salute

Condividi su pinterest
Pinterest
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su whatsapp
WhatsApp

Quando parliamo di prima infanzia intendiamo i nove mesi di gravidanza, più i primi due anni di vita. Sono in tutto mille giorni.

Importantissimi non solo per lo sviluppo e la crescita del feto prima e del bambino poi ma anche per la salute di tutta la vitaLa prima infanzia condiziona l’esistenza biologica dell’individuo. Quello che accade in questi primi mille giorni può influenzare la predisposizione alle malattie croniche in età adulta. Getta le basi del nostro futuro.

Lo sviluppo del bambino (Early Child Development) è la risultante dell’interazione tra le caratteristiche biologiche individuali e l’ambiente in cui nasce, vive e cresce.

Il principale fattore ambientale che influenza lo sviluppo nei primi mille giorni è l’alimentazione. La malnutrizione o l’eccesso di calorie e proteine. Altri fattori importanti sono l’esposizione precoce al fumo di sigaretta e all’alcool. Oppure lo stress materno durante la gravidanza e subito dopo. Non solo materno, il livello di stress nella famiglia in cui cresce il piccolo può avere un ruolo importante. Il benessere psicologico dei genitori e dei membri della famiglia giaco un ruolo  decisivo. Altri fattori importanti sono il livello di inquinamento nella casa e al di fuori. Le relazioni e i processi sociali.

Nella prima infanzia malnutrizione o eccessi nella nutrizione, svantaggio socio-economico e precoci esposizioni avverse influenzano negativamente le capacità cognitive e la salute a medio e lungo termine. Oltre ad incrementano il rischio di scarsi risultati sociali.

Ambiente ed epigenetica

Come possono tutti questi elementi avere effetti a distanza di decenni sulla salute di una persona?

Possono farlo attraverso una serie di meccanismi, detti epigenetici, che influenzano il modo in cui i nostri geni vengono accesi o spenti.

Tutti noi nasciamo con un corredo genetico fisso, rappresentato dal nostro DNA. Anche se i geni sono fissi, però, non lo è il fatto che siano accesi o spenti. La loro attivazione, infatti, può variare a seconda dell’organo e del momento della vita. Durante lo sviluppo fetale, c’è un balletto continuo di accensione e spegnimento di geni.

Perché tutto vada bene, questo balletto deve essere “orchestrato” in modo corretto. E’ proprio qui che entrano in gioco i meccanismi epigenetici.

In pratica, si tratta di meccanismi – come l’aggiunta di particolari gruppi chimici alla molecola del DNA – che modulano l’attività dei geni senza alterare la sequenza del DNA.

Il punto fondamentale della questione è che tutti i fattori di cui abbiamo parlato, gli inquinanti, lo stato nutrizionale, il funzionamento della placenta, la prematurità e così via, agiscono sui meccanismi epigenetici, alterando dunque lo schema “normale” di attivazione dei geni.

Con conseguenze a lungo termine e che possono passare da una generazione alla successiva.

Prima infanzia e nutrizione

Come già accennato il principale fattore che nei primi 1000 giorni influenzerà tutta la nostra esistenza è l’alimentazione. La corretta alimentazione materna durante la gravidanze. Lallattamento al seno, lo svezzamento sono fattori determinanti. 

La nutrizione nella prima infanzia ha un impatto determinante sulla salute negli anni a venire in quanto condiziona crescita del corpo, sviluppo cognitivo, maturazione del sistema immunitario, composizione del microbiota intestinale.

Ipotesi Barker

Secondo l’ipotesi postulata dal medico ed epidemiologo britannico David Barker (fetal programming hypothesis) oggi universalmente riconosciuta, la carenza di determinati nutrienti in epoche precoci della vita (sviluppo intrauterino, periodo neonatale e primi anni) svolgerebbe un ruolo cruciale nel “programmare” numerose funzioni di organi e apparati.

Rappresentando il principale cofattore ambientale nello sviluppo di patologie nell’età adulta. In altre parole, il regime nutrizionale in epoca perinatale e nei primi anni è in grado di ipotecare il futuro biologico dell’individuo.

La rapida espansione epidemiologica di malattie croniche non trasmissibili, registrata in tutto il mondo ricco ha le sue radici in questa epoca. In cui si gettano le basi di uno stile di vita che può prevenirle o favorirle.

Le principali sono:


  • patologie cardiovascolari
  • ipertensione
  • malattie dei vasi sanguigni
  • diabete
  • obesità
  • patologie respiratorie croniche
  • allergie
  • malattie psichiatriche come autismo e schizofrenia
  • patologie endocrine come la sindrome dell’ovaio policistico
  • alcuni tipi di tumore

Basso peso alla nascita

Già più di vent’anni fa, Barker aveva osservato una particolare associazione tra il basso peso alla nascita e il rischio di sviluppare malattie delle coronarie, come l’infarto, e diabete.

Aveva cioè osservato che chi nasce con un peso inferiore ai 2,5 kg ha qualche probabilità in più del normale di ammalarsi.

Negli ultimi anni, l’attenzione dei ricercatori si è concentrata molto sul peso alla nascita. Perché, come aveva suggerito Barker, un peso troppo basso (inferiore ai 2,5 kg) può predisporre a varie malattie.

Il basso peso alla nascita può dipendere da due fattori. Il primo è la prematurità, il secondo è una scarsa crescita in utero, che può a sua volta dipendere da vari elementi.

Per esempio, da una malnutrizione della mamma. Se mangia poco oppure troppo e male, con carenza di nutrienti importanti al bambino non arriva tutto quello che è necessario.

Anche in condizioni nutrizionali ottimali, il basso peso può poi dipendere da un malfunzionamento della placenta. L’organo che porta al feto ossigeno e sostanze nutritive. Anche in questo caso, la crescita del bambino non è adeguata.

Eccesso di proteine nella prima infanzia

Altro esempio classico ma poco conosciuto, è l’eccesso di apporto di proteine nella prima infanzia. Soprattutto dal sesto mese ai due anni di vita.

L’ultima revisione dei LARN Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana  ha prestato particolare attenzione al problema. Riducendo i valori di assunzione raccomandata (PRI) delle proteine nell’alimentazione del lattante (1,32 g/kg/die) e del toddler (1 g/kg/die).

Nella letteratura internazionale il termine toodler indica il bambino dai sei mesi ai due anni.

Questo eccesso, caratteristico delle nostre società opulente, è una delle cause ambientali più importanti nel determinare l’obesità, con tutte le sue conseguenze negative sulla salute .

Nella prima infanzia il tasso di proteine assunte con gli alimenti, sia quantitativo che qualitativo, comporta ricadute a medio e lungo termine.

L’eccessivo intake proteico nel lattante e nel bambino della prima infanzia è stato imputato nella multifattoriale eziopatogenesi dell’obesità, che si manifesta in fasi successive della vita.

Con meccanismo adipogenico sequenziale l’elevato intake proteico (>15% delle kcal totali) incrementerebbe i livelli plasmatici e tissutali di aminoacidi che causano l’aumento dell’insulina. Causano anche l’aumento di insulin like growth factor-1 (IGF-1) e il numero di preadipociti (early protein hypothesis).

Prevenzione in gravidanza

Sapere tutte queste cose è importante, perché offre la possibilità di intervenire con strategie di prevenzione.

Il primo consiglio da dare a una donna che desideri un figlio è di prepararsi per tempo alla gravidanzaPer esempio, sarebbe bene arrivarci con un buon peso corporeo. Non bisogna certo essere perfette, ma sarebbe bene evitare situazioni di obesità e di estrema magrezza.

Questo perché i nutrienti che arrivano al feto e che contribuiscono a orchestrare il suo “balletto genetico” non dipendono solo da cosa ha mangiato la mamma la sera prima. Ma più in generale dalla sua composizione corporea.

Prima della gravidanza, poi, è sempre consigliata l’assunzione di acido folico. Che dovrebbe essere preso per almeno due mesi prima del concepimento, per ridurre il rischio di alcune malformazioni fetali.

Naturalmente va prestata una certa attenzione al proprio stile di vita, prima ma soprattutto durante l’attesa.

Niente fumo e niente alcol.

Sì a un’attività fisica moderata (bene il nuoto, le camminate veloci, lo yoga) e alla vita all’aria aperta. Sì a un’alimentazione equilibrata, la più varia possibile, molto ricca di frutta e verdura. Con un buon apporto di latticini, pesce, legumi e cereali integrali.

Con il proprio medico, poi, si valuterà se servono integratori specifici come ferro, calcio, vitamina D, acido folico.

Prevenzione dalla nascita al secondo anno di vita

Dopo la nascita, altri 700 giorni sono considerati importanti per impostare bene la salute futura. Il primo suggerimento per ottimizzare le probabilità di una buona vita riguarda l’allattamento che, quando possibile, dovrebbe essere materno.

Il latte materno, infatti, è in genere associato a una crescita più equilibrata nei primi mesi. Alla riduzione del rischio di alcune malattie, per esempio quelle allergiche, nel bambino.

In generale, è importante soprattutto che la crescita del bambino avvenga in modo equilibrato, armonico, senza salti eccessivi, soprattutto se il piccolo è nato prematuro o di basso peso.

Per il resto basta l’attenzione a un sano stile di vita, evitando di offrire al bambino cibi troppo calorici. Di esporlo a sostanze inquinanti facilmente evitabili, come il fumo di sigaretta.

Svezzamento nella prima infanzia

Le madri italiane risultano brave e costanti ad allattare, anche a lungo, meno preparate e spesso vittima di errori nello svezzamento. E’ la fotografia che emerge dallo studio Nutrintake.

Lo studio è realizzato su un campione di oltre 400 bambini italiani dai 6 ai 36 mesi, di Milano e Catania. Ha lo scopo di indagare in maniera analitica le abitudini alimentari dei bambini. A partire dallo svezzamento, e rivelare gli errori più comuni.

Gli errori dello svezzamento più diffusi: gettano le basi delle future patologie del bambino.

Gli errori da evitare

Introdurre il latte vaccino prima del dodicesimo mese.

Introdurre cibi confezionati per adulti, non adatti ai bambini, come cracker, biscotti, merendine e pizze. A volte anche prima dell’anno di vita, meno costosi, a causa anche della crisi rispetto ai prodotti per bambini.

Un altro errore frequente in cui si incappa è quello delle porzioni.

I genitori si preoccupano che il bambino non mangi abbastanza ma va ricordato che il piccolo non va riempito, bensì alimentato.

E’ bene poi non stimolare fin da subito il bambino con sapori forti, ma puntare sull’esposizione a frutta e verdura nel primo semestre.

Bandire il sale e i cibi troppo conditi, almeno fino all’anno e mezzo.

Ricordare che solo dopo i 2 anni il bambino può mangiare tutto.

Lo svezzamento e l’educazione al cibo ‘da grandi’ deve essere graduale, fatta senza ansia e fretta.

Questi errori portano ad un’alimentazione troppo ricca di sale, proteine, zuccheri semplici e calorie e ad una carenza di ferro e fibre.

Dopo i 9 mesi, e soprattutto dopo i 12, infatti, si cade nell’errore di considerare il bambino ‘un piccolo adulto’. Abbandonando l’alimentazione specifica per la prima infanzia e uniformandola a quella della famiglia.

E così si sostituiscono i prodotti per l’infanzia con quelli per gli adulti, dalle merendine in giù.

L’eccesso di proteine

Fino a 12 mesi, il 50% dei bambini ne assume il doppio rispetto al fabbisogno raccomandato. Superato l’anno di vita, il livello balza a quasi 3 volte rispetto al reale fabbisogno.

Poco il ferro invece, che cala dallo svezzamento in poi. La maggior parte dei bambini nei primi 3 anni di vita non raggiunge il fabbisogno raccomandato.

Oltre alle proteine, le mamme eccedono anche con la quantità di sodio. Visto che l’abitudine di salare le pappe inizia già prima dell’anno. Quando si tenta di rendere più gustosi i cibi pensando di facilitare lo svezzamento. A partire dai 18 mesi poi, 1 bambino su 2 consuma una quantità di sale che va oltre il limite raccomandato.

Dobbiamo sempre ricordare che la corretta alimentazione nella prima infanzia di vita getta le basi della salute o di futuri disturbi. Che diventano poi difficili da correggere come il sovrappeso e l’obesità.

Per decenni l’obesità infantile è stata affrontata limitandosi a interventi dietetici, realizzati prevalentemente in età scolare e adolescenziale.

I risultati sconfortanti e una mole di evidenze scientifiche hanno successivamente suggerito la necessità di spostare l’attenzione su epoche più precoci della vita, sulla prima infanzia.

Adottando un nuovo e differente approccio concettuale e operativo al problema.

E se non tutto va alla perfezione?

Niente paura, perché predisposizione non significa certezza.

Di fronte a tanta attenzione per questo periodo sensibile, è forse naturale per una donna sentirsi caricata di un’eccessiva responsabilità.

In realtà, se da un lato è bene conoscere il problema e cercare di mettere in atto uno stile di vita adeguato. Dall’altro non bisogna mai dimenticare che stiamo parlando di rischi e predisposizioni, non di certezze.

L’affermazione “le condizioni di vita prenatale influenzano la predisposizione di sviluppare certe malattie da adulti” è di tipo statistico e vale in generale.

Non c’è un immediato rapporto di causa-effetto per i singoli individui.

In altre parole: non è detto che se la dieta della mamma in gravidanza è stata squilibrata, il figlio da adulto si ammalerà per forza di diabete.

Né, al contrario, che se tutto è stato perfetto nei primi due anni, quel bambino non si ammalerà mai di quelle malattie.

I fattori in gioco sono tanti, quello che accade in pancia e nei primi due anni di vita è soltanto uno di questi.

È bene intervenire, perché basta poco per ridurre un rischio negativo. Ma se per varie ragioni non si riesce a farlo, non è il caso di preoccuparsi troppo.

Di sicuro, quello che la futura mamma e la neomamma non devono fare è sentirsi in colpa se non tutto è andato alla perfezione.

Il rischio di colpevolizzazione c’è, ma le origini prenatali delle malattie non devono affatto diventare una scusa per puntare il dito contro le donne.

Che, per altro, non sono mai isolate, ma vivono inserite in una famiglia e in una società. Che hanno il loro grosso peso nel plasmare sia il modo in cui viene vissuta la gravidanza sia l’ambiente di vita del bambino.

Il decalogo della FIMP

La FIMP è la federazione italiana dei medici pediatri. I pediatri hanno redatto un importante decalogo di consigli nutrizionali per la salute del bambino nella prima infanzia.

Il decalogo:


  1. Allattamento al seno esclusivo nei primi sei mesi di vita ove possibile
  2. Introdurre un’equilibrata alimentazione complementare intorno ai 6 mesi di vita.
  3. Mai latte vaccino nel primo anno di vita
  4. Evitare il consumo di bevande zuccherate
  5. Non aggiungere sale agli alimenti
  6. Proporre al bambino frutta e verdura di stagione
  7. Assunzione controllata di proteine animali
  8. Assunzione di grassi quantitativamente e qualitativamente adeguati
  9. Non utilizzare il cibo come ricompensa
  10. Non trascurare la prima colazione e almeno un pasto al giorno con tutta la famiglia

Sono regole semplici ma importanti, per la futura salute del bambino prima e dell’adulto dopo.

Se clicchi sulle frasi sottolineate si apre un link

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Contattaci

Telefono

Email

Torna su