Obesità e sovrappeso tutto quello che devi sapere

Obesità e sovrappeso: tutto quello che devi sapere

Sovrappeso e obesità sono uno dei problemi più comuni nella nostra società. Siamo infatti di fronte a una vera e propria epidemia, che si sta diffondendo anche in molti paesi in cui lo stile di vita occidentale si diffonde. Basti pensare al Sud America o all’Asia.

In Italia più di un terzo della popolazione adulta (35,3%) è in sovrappeso, mentre una persona su dieci è obesa (9,8%). Complessivamente, il 45,1% dei soggetti di età ≥18 anni è in eccesso ponderale.

L’obesità rappresenta uno dei principali fattori che determinano l’aumento di malattie croniche non trasmissibili. Lo stato nutrizionale e le abitudini alimentari hanno un forte impatto sulla salute della popolazione. Il World Cancer Research Fund International (WCRFI) ha documentato la relazione causale tra eccesso di peso e 7 forme di cancro. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) ha stimato che una persona gravemente obesa perde in media 8-10 anni di vita. Per ogni 15 kg di peso in eccesso il rischio di morte prematura aumenta del 30%.

Gli studi scientifici più recenti hanno dimostrato che i rischi per la salute provocati da un eccesso di grasso corporeo non sono solo legati solo alle forme di obesità grave. Sono associati anche ad un aumento di peso relativamente ridotto.

Per fortuna, obesità e sovrappeso sono prevenibili con ragionevoli cambiamenti nello stile di vita. La cura, soprattutto per le obesità, impone invece importanti cambi di abitudini e molta determinazione. 

Come definire sovrappeso e obesità

E’ fondamentale avere a disposizione strumenti pratici per definire quando una persona è obesa o in sovrappeso.

Prima dei 2 anni di età per definire obesità e sovrappeso si utilizza il rapporto peso/lunghezza.

Dai due anni di età si utilizza l’indice di massa corporea (IMC) – (Body Mass Index – BMI). Una semplice misurazione del rapporto tra peso e altezza.

L’Indice di Massa Corporea si calcola: dividendo il peso, espresso in kg, per il quadrato dell’altezza, espressa in metri. Cioè IMC: kg/m2

Per esempio, un adulto che pesa 70 kg ed è alto 1,75 m avrà un IMC di 22,9.

Per l’età pediatrica leggi qui.

Questo indice correla bene con l’adiposità del soggetto. In generale, tanto più alto è questo numero e tanto maggiori sono i depositi lipidici. In ultima analisi, la valutazione del grado di adiposità si ottiene confrontando tale dato con i valori medi della popolazione.

Indice di massa corporea Diagnosi
< 16.5 Grave magrezza
16.5 - 18,5 Sottopeso
18,5 - 24,9 Peso forma
25 - 29,9 Sovrappeso
30 - 34,9 Obesità di classe 1
35 - 39,9 Obesità di classe 2
≥ 40,0 Obesità di classe 3

 

Distribuzione del grasso: mele e pere

L ’indice di massa corporea non ci dà però informazioni sulla composizione della massa corporea. Cioè su quale sia il rapporto tra massa magra (ossa e muscoli) e massa grassa (tessuto adiposo). Ne sulla distribuzione del grasso nel corpo. Conoscere la distribuzione del grasso corporeo è molto importante. Ad esempio, un eccesso di grasso addominale può avere conseguenze serie in termini di problemi di salute.

Un modo per misurare la quantità e la distribuzione del grasso è il rapporto tra circonferenza minima della vita e staturaFornisce un metodo semplice e pratico per identificare le persone in sovrappeso maggiormente a rischio di malattie associate all’obesità indipendentemente dall’indice di massa corporea. Un valore del rapporto tra circonferenza minima della vita e statura superiore a 0,5 indipendentemente da sesso, età ed etnia è associato ad un aumento dei fattori di rischio cardiovascolari, indipendentemente dall’indice di massa corporea. Significa che i soggetti hanno un eccesso di grasso addominale. Sono quindi maggiormente a rischio di incorrere in problemi di salute. Anche se il loro indice di massa corporea è più o meno nella norma.

La distribuzione del grasso divide le persone in due categorie: androide e ginoide. I soggetti con una distribuzione del tessuto adiposo di tipo androide (forma a “mela”) hanno la maggior parte del grasso corporeo intraddominale e localizzato intorno allo stomaco e al petto. Sono i soggetti che corrono maggiormente il rischio di sviluppare malattie correlate all’obesità.

Gli individui con una distribuzione del grasso di tipo ginoide (forma a “pera”) hanno la maggior parte del grasso corporeo localizzata intorno ai fianchi, alle cosce e al sedere. Sono i soggetti che corrono minori rischi. Gli uomini obesi hanno maggiori probabilità di essere “mele” e le donne “pere”.

Altri strumenti utili per valutare la composizione della massa corporea sono la misura della circonferenza addominale e la bioimpedenza. Che tra le metodiche disponibili è la più semplice ed immediata.

Cause dell’obesità 

Possiamo distinguere due tipi di obesità sulla base delle cause: obesità secondariaprimaria.

L’obesità secondaria è dovuta a una precisa malattia, soprattutto endocrinologica. Oppure ad una serie di forme di obesità geneticamente trasmesse in associazione ad altre malattie ereditarie. L’obesità secondaria riguarda meno del 10% delle forme di obesità

La maggior parte delle forme di obesità e sovrappeso (90%) sono primarieCioè alla base dell’accumulo di tessuto adiposo non vi è nessuna malattia. I fattori che contribuiscono allo sviluppo dell’obesità primaria sono molti. 

Fattori genetici

I  fattori genetici che contribuiscono allo sviluppo dell’obesità sono molti. Ad oggi ne sono stati individuati almeno cento. Questi fattori genetici sono stati favoriti nell’evoluzione probabilmente perché permettevano di risparmiare ed accumulare sostanze nutritive ed energetiche. Permettevano la sopravvivenza in condizioni di carenza di alimenti anche estrema. Queste varianti genetiche oggi in un ambiente caratterizzato da un’eccessiva offerta di cibo ad alto contenuto energetico, favoriscono lo sviluppo di obesità. 

Parliamo di fattori genetici che predispongono allo sviluppo dell’obesità. Quando una persona con questa caratteristiche vive in un ambiente che favorisce lo sviluppo dell’accumulo di grasso, sviluppano l’obesità. Ma se vivono con uno stile di vita adeguato non sviluppano ne sovrappeso ne obesità.

Tra genetica ed ambiente il ruolo determinante è legato all’ambiente, cioè allo stile di vita di ogni persona.

Fattori ambientali

I fattori ambientali agiscono già nel feto e nelle prime epoche di di vita. Nella prima infanzia, cioè in quella fase di vita che va dal concepimento al secondo anno.

Sono in tutto mille giorni. Importantissimi non solo per lo sviluppo e la crescita del feto prima e del bambino poi, ma anche per la salute di tutta la vita. La prima infanzia condiziona l’esistenza biologica dell’individuo. Quello che accade in questi primi mille giorni può influenzare la predisposizione a varie malattie da adulti. La nutrizione nella prima infanzia ha un impatto determinante sulla salute negli anni a venire in quanto condiziona crescita, sviluppo cognitivo, maturazione del sistema immunitario, composizione del microbiota intestinale.

Fondamentale diventa l’alimentazione e lo stile di vita della madre durante la gravidanza. Infatti il basso peso (piccolo per l’età gestazionale SGA) alla nascita è uno dei principali fattori che predispone allo sviluppo di obesità nel bambino. In modo particolare per quei bambini che piccoli alla nascita presentano un rapido recupero di crescita nei primi anni di vita.

Il basso peso alla nascita dipende da una scarsa crescita in utero. Questa è legata a diversi fattori quali la malnutrizione o una cattiva nutrizione della mamma. L’obesità materna è una forma di malnutrizione. Anche i nati da madre fumatrice o diabetica hanno un rischio maggiore di sviluppare obesità.

Eccesso di proteine nella prima infanzia

Altro esempio classico dell’influenza dell’ambiente nel bambino è l’eccesso di apporto di proteine nella prima infanzia. Soprattutto dal sesto mese ai due anni di vita.

L’eccesso di proteine nell’alimentazione del bambino è una delle cause ambientali più importanti nel determinare l’obesità, con tutte le sue conseguenze negative sulla salute.

L’ultima revisione dei LARN Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana  (2014) ha prestato particolare attenzione al problema. Riducendo i valori di assunzione raccomandata (PRI) delle proteine nell’alimentazione del lattante (1,32 g/kg/die) e del toddler (1 g/kg/die). Nella letteratura internazionale il termine toodler indica il bambino dai sei mesi ai due anni.

L’eccesso di proteine determina un aumento dei livelli plasmatici e tissutali di aminoacidi che causano l’aumento dell’insulina e di insulin like growth factor-1 (IGF-1). Insulina e IGF-1 in eccesso favoriscono lo sviluppo di un numero maggiore di preadipociti, che nelle età successive si trasformeranno in adipociti e tessuto adiposo.

Alimentazione

Come abbiamo già visto per il piccolo bambino, l’alimentazione è uno dei fattori più importanti che può favorire o prevenire lo sviluppo di grasso e quindi il sovrappeso o l’obesità. Mangiare troppo e male sono fattori che giornalmente portano allo sviluppo dell’accumulo di tessuto adiposo.

Cosa significa mangiare troppo? Semplicemente introdurre più calorie di quelle che consumiamo nella nostra vita di tutti i giorni. La quantità di calorie adeguata dipende dall’età, dal sesso, dalla nostra corporatura e dall’attività fisica che svolgiamo tutti i giorni.

Anche la qualità dei cibi con cui ci nutriamo è fondamentale. Una dieta adeguata deve esserlo anche dal punto di vista del tipo di alimenti e non solo della loro quantità.

Va preferita una dieta ricca di frutta e verdura, cereali integrali, poca carne rossa, molto pesce. Va limitato al massimo l’uso di cibi preparati industrialmente come gli snack, soprattutto se fuori pasto e le bevande zuccherate, tipo estathé.

Attività fisica

L’altro fattore essenziale per prevenire e curare l’eccesso di tessuto adiposo è una adeguata attività fisica. Adeguata all’età e alle condizioni di salute. Va ricordato che sono tantissime le possibilità per muoversi. Basta scegliere quella più adatta a noi.

Le conseguenze dell’obesità e del sovrappeso sulla salute

Come già ricordato l’accumulo di tessuto adiposo porta con sé una serie di problemi di tipo medico, sia fisici che psicologici, anche graviSappiamo infatti che il tessuto adiposo non è un tessuto inerme. E’ un tessuto attivo, in grado di produrre un gran numero di sostanze che favoriscono l’infiammazione a livello di tutto l’organismo. Chi ha un eccesso di grasso obeso ha uno stato di cronica infiammazione che se dura per anni e può favorire l’insorgenza delle complicanze.

Complicanze organiche più importanti:


Complicanze psicologiche più frequenti:


  • disturbi dell’immagine corporea
  • disturbi del comportamento alimentare
  • depressione

Dislipidemie e ipertensione arteriosa

L’obesità favorisce l’insorgenza di dislipidemie e ipertensione arteriosaLe persone con abbondante tessuto adiposo hanno maggiori probabilità di avere alti livelli di trigliceridi (grassi). Di lipoproteina a bassa densità (LDL) o “colesterolo cattivo”. Una diminuzione della lipoproteina ad alta densità (HDL) o “colesterolo buono”. Questo profilo metabolico si riscontra il più delle volte nelle persone obese con un elevato accumulo di grasso endo-addominale (forma a “mela”). Con la perdita di peso, è prevedibile un miglioramento dei livelli di lipidi nel sangue. Una perdita di peso di 10 kg può determinare un calo del 15% dei livelli di colesterolo LDL e dell’8% dei livelli di colesterolo HDL.

L’associazione tra ipertensione (pressione arteriosa elevata) e obesità è ampiamente documentata. La proporzione di ipertensione attribuibile all’obesità, nelle popolazioni occidentali, è stata stimata intorno al 30-65%. In effetti, la pressione arteriosa sale parallelamente al IMC. Per ogni aumento di peso di 10 kg, la pressione sale di 2-3 mmHg. Inversamente, il calo di peso induce una diminuzione della pressione arteriosa. Per ogni riduzione del peso corporeo pari all’1%, la pressione scende di 1-2 mmHg. La diffusione dell’ipertensione nei ragazzi in sovrappeso è quasi tre volte superiore rispetto a quelli con peso normale. Il rischio di ipertensione negli individui in sovrappeso tra i 20 e i 44 anni è quasi sei volte superiore rispetto agli adulti con peso normale.

Diabete di tipo 2 e resistenza all’insulina

Di tutte le malattie gravi, il diabete di tipo 2 è quello maggiormente legato all’obesità e al sovrappeso. Il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 aumenta già con un indice di massa corporea  al di sotto della soglia dell’obesità (IMC = 30).  Le donne obese hanno probabilità 12 volte superiori di sviluppare il diabete rispetto alle donne con un peso normale. Il rischio di diabete aumenta parallelamente all’IMC, soprattutto nei soggetti con una predisposizione genetica a questa malattia. Cala parallelamente alla perdita di peso.

Malattie cardiovascolari, diabete e mortalità

La presenza di  dislipidemia, ipertensione arteriosa, diabete sono fattori di rischio per lo sviluppo di aterosclerosi e sindrome metabolica. Tutti fattori di rischio per lo sviluppo delle malattie cardiovascolari, cioè malattia coronarica, ictus e malattia vascolare periferica. Patologie che causano un’elevata percentuale (fino ad un terzo) della mortalità di uomini e donne nella maggior parte dei Paesi industrializzati. Con una crescente incidenza nei Paesi in via di sviluppo. Questo può portare la persona obesa ad avere una significativa diminuzione dell’aspettativa di vita.

Articolazioni e dolori

Le malattie degenerative delle articolazioni portanti, come il ginocchio, sono complicazioni molto diffuse dell’obesità e del sovrappeso. Il danno meccanico alle articolazioni, determinato dal carico eccessivo, è generalmente ritenuto esserne la causa. Anche il dolore nella parte inferiore della schiena è più comune nei soggetti obesi. Può essere uno dei fattori che contribuiscono maggiormente a causare l’assenza dal lavoro imputabile all’obesità.

Aspetti psicologici

L’obesità è decisamente stigmatizzata in molti Paesi europei. Sia in termini di percezione di un aspetto fisico indesiderabile che in termini di difetti di carattere che si suppone indicare.  Le persone obese devono lottare contro la discriminazione. Facilmente perdono il loro benessere psicologicoLe ricerche recenti mettono infatti in evidenza la stretta relazione che intercorre tra bassa autostima e eccesso di peso. Questi studi dimostrano quanto e come l’obesità non sia soltanto un fattore fisico e metabolico, ma quanto profondamente l’emotività giochi un ruolo fondamentale nell’insorgere di disturbi alimentari.

Cancro

La correlazione tra obesità e cancro è meno ben definita. Vari studi hanno rilevato un’associazione tra sovrappeso e incidenza di alcune forme di cancro. Il World Cancer Research Fund International (WCRFI) ha documentato la relazione causale tra eccesso di peso e 7 forme di cancro: esofago, pancreas, colecisti, colon-retto, mammella (nel periodo postmenopausale), endometrio e rene.

Cura dell’obesità

Il primo passo per curare adeguatamente l’accumulo eccessivo di adipe è la consapevolezza. L’evidenza che l’obesità si può accompagnare a complicanze anche gravi e nel corso del tempo ridurre l’aspettativa di vita deve essere ben chiara. Da qui può partire la scelta di curarsi con determinazione.

Lo scopo primario del trattamento dell’obesità è il miglioramento a lungo termine sulla salute fisica attraverso stili di vita corretti. 

Cardini della cura classica dell’obesità sono impostare:


  • un’alimentazione adeguata
  • una attività fisica regolare, con le giuste precauzioni

Esistono moltissime diete che promettono miracoli. In realtà l’impiego di diete in generale, soprattutto se sbilanciate (fortemente ipocaloriche) è vivamente sconsigliato. Il fai da te è sempre da evitare. Bisogna parlarne con il nostro medico di fiducia, che se necessario saprà inviare il paziente dagli specialisti giusti. La cura dell’obesità richiede sempre di più la collaborazione di un team di specialisti che collaborano coordinati dal nostro medico di fiducia. Può essere necessaria la collaborazione tra dietista, psicologo, endocrinologo, ortopedico.

Approccio cognitivo comportamentale

Negli ultimi anni sta assumendo sempre più importanza un approccio di tipo cognitivo comportamentale alla persona obesa. Deve essere affidato a professionisti psicologi specializzati.

Questi nuovi programmi hanno la finalità di arrivare ad una riduzione del peso corporeo attraverso colloqui che rendono la persona autonoma. In cui si cerca di superare i sensi di colpa legati al peso. Di superare il cattivo rapporto della propria immagine corporea. Si cerca di modificare le rappresentazioni mentali, gli atteggiamenti i comportamenti nei confronti degli alimenti e dell’attività motoria. Attraverso un processo di crescita culturale e presa in carico consapevole ed autonoma delle scelte di vita. La cura può durare circa tre anni. Per recuperare ed aumentare la motivazione a perseguire e raggiungere risultati a piccoli passi.

Farmaci e chirurgia

L’utilizzo di farmaci è sempre da considerare in casi particolari. Sotto stretto controllo medico. La stessa cosa si può dire dell’utilizzo della chirurgia.

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